Diverticoli: cosa sono e come si trattano diverticolosi e diverticolite

Una fitta nella parte bassa sinistra dell’addome, magari dopo qualche giorno di gonfiore e intestino irregolare, spesso viene liquidata come un semplice disturbo digestivo. Però quando quel dolore resta, o si accompagna a febbre e nausea, il medico pensa anche ai diverticoli, piccole estroflessioni che si formano nella parete del colon. Sono più frequenti con l’età, soprattutto nelle popolazioni occidentali.

Cosa cambia tra diverticolosi e diverticolite

La diverticolosi indica la presenza di diverticoli, spesso senza sintomi. In altri casi dà segnali sfumati, come:

  • gonfiore addominale
  • dolore lieve, spesso in basso a sinistra
  • stitichezza o diarrea
  • crampi simili al colon irritabile

La diverticolite, invece, compare quando uno o più diverticoli si infiammano o si infettano. Qui i sintomi diventano più netti:

  • dolore intenso e persistente
  • febbre
  • nausea o vomito
  • addome teso, flatulenza, alvo alterato
  • in casi più seri, sangue nelle feci o segni di peritonite

Nella pratica clinica, un dolore localizzato che peggiora e non passa in poche ore merita sempre una valutazione medica, soprattutto se compare febbre.

Come si cura

Il trattamento cambia molto in base alla situazione.

CondizioneTrattamento principaleChirurgia
Diverticolosi asintomaticafibre, acqua, attività fisicarara
Diverticolite lievedieta liquida, riposo intestinale, terapia prescritta dal medicodi solito no
Diverticolite complicata o ricorrentericovero, antibiotici endovena, monitoraggiopossibile, caso per caso

Per la diverticolosi, l’obiettivo è ridurre la pressione intestinale: almeno 30 grammi di fibre al giorno, introdotte gradualmente, buona idratazione e movimento. Alcuni specialisti possono valutare probiotici, antispastici o mesalazina nei casi selezionati, ma senza automedicazione.

Per la diverticolite lieve, spesso si usano dieta liquida per alcuni giorni, farmaci per il dolore come il paracetamolo e terapia antibiotica solo quando indicata dal medico. Nelle forme più importanti può servire il ricovero con digiuno, liquidi endovena e antibiotici IV.

Come si conferma la diagnosi

Gli esami più usati sono la TAC, molto utile nella fase acuta, e la colonscopia, che di solito si programma fuori dall’infiammazione per studiare meglio l’intestino. Le società scientifiche e i gastroenterologi insistono su un punto: la chirurgia non si decide dopo un numero fisso di episodi, ma in base a gravità, complicanze e qualità della vita.

Se il tuo intestino manda segnali ripetuti, la mossa più utile non è togliere cibi a caso, ma farsi guidare da una valutazione medica e da una dieta personalizzata. Spesso è proprio lì che si evita il passaggio da un fastidio gestibile a un problema più serio.

Redazione Rete Notizie

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